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Tina Terralavoro l di paese di emigranti appena stampato per i tipi di Valsele, l storia di un popolo in cammino che ha raggiunto i pi remoti angoli del mondo, raccogliendo i coralli nei mari africani o costruendo e gestendo il teatro Colombia a Bogot,un gigante da 9 mila posti.

Nel circondario guardavano a Castenuovo e crepavano d Castelnuovo era il paese del caff vero mica del surrogato imbevibile, abbondava nelle dispense anche nei tempi di guerra, i pappagalli che parlavano e Amalia la Neura, la schiava negra liberata da un emigrato e portata in paese come domestica e tata. Amelia che s tanto bene da imparare a parlare in dialetto in maniera impeccabile. San Salvador. Guadalupa, l gli States e poi Svizzera, Germania e Belgio, dove questi pastori e contadini non misero radici. I castelnovesi si sono dispersi nei quattro del mondo. In una mattina d agosto 2004 la piazzetta davanti al piccolo centro commerciale affollatissima: tutte queste persone? Alla fine di agosto qui non rester pi nessuno Carmine Terralavoro, il sindaco di Castelnuovo mi fotografa la situazione del suo paese. Che si rianima solo d con gli emigranti che tornano a respirare l bella e gentile, come canta una canzone popolare. L il tratto distintivo del paese dove c un sindaco che chiede scusa pubblicamente perché non riesce a smettere di fumare ma pronuncia straordinarie orazioni funebri. Il folclore, la poesia, la memorialistica: tutto parla dello strazio per l lontani dal l piazza. Eppure, eppure: 2004 abbiamo avuto gi sei laureati. Quasi uno ogni cento abitanti. Pochi paesi italiani ci superano! Una di loro Tina Terralavoro, dottoressa in lettere ad indirizzo antropologico, una piccola tempesta di idee ed amore per il piccolo paese che ancora al secondo posto in Italia per l del fenomeno migratorio. Un caso nazionale in un che anch terra promessa per i tanti che ogni notte sbarcano coi gommoni a Lampedusa. Tina l di paese di emigranti appena stampato per i tipi di Valsele, l storia di un popolo in cammino che ha raggiunto i pi remoti angoli del mondo, raccogliendo i coralli nei mari africani o costruendo e gestendo il teatro Colombia a Bogot , un gigante 9 mila posti. A maggio di quest Vincenzo Iannuzzelli, 38 anni, imprenditore castelnovese, a San Salvador con Mattew Hatfiled Knight, l della Nike, quando quest s nei mari tropicali. I castelnovesi sono abituati ad andarsene per le strade del mondo. Solo nel 1933, nonostante la politica fascista che scoraggiava le partenze, da Castelnuovo se andarono in 424. Sono diventati di tutto: medici, artisti e diplomatici. E non una storia finita. oggi i giovani se vanno. Considerano il paese un gigantesco ospizio per anziani racconta Tina. Lei aveva diciassette mesi la sera del 23 novembre 1980. Alle 19.35 il padre Carmine se la tenne stretta sotto un arco di legno, tutt c il vecchio paese che crollava. moglie m prega prega!. Dissi un Maria ed un Padre Nostro Il bilancio finale di 84 morti. Nell lunga storia della diaspora castenovese si apre il capitolo pi doloroso. Che quello della nostalgia dello struggimento. strappa al tronco verde la radice? Chi vince il primo amore? Il tuo ricordo, il tuo sogno, chi lo dimentica, terra nativa, tanto pi mia quanto lontana? la frase di Luis Cernuda messa a conclusione dell di Tina Terralavoro. La situazione del paese oggi? Calma piatta e nessuna possibilit di rinascita. L speranza commenta il sindaco, Carmine Terralavoro andare via. Oliveto Citra non dista molto da qui eppure sembra un altro pianeta. Qui non c futuro, qui non c pi vita, diceva il sindaco in una recentissima inchiesta sulla realt delle zone terremotate pubblicata su di un quotidiano. Dollari, caff e gomme americane non bastano pi.

I jeans e gli eskimo erano una divisa per tutti: ma mentre il direttore generale del comune di Eboli Biagio D leggeva quotidiano dei lavoratori militando in Avanguardia Operaia prima e Dp, Democrazia Proletaria, dopo. Gerardo Rosania e Giovanni Tarantino erano pi ovvero militavano nel partito comunista. Antonio Cuomo era a capo dei giovani socialisti ma pi che leggere libri, stilare volantini e fare grandi discussioni ideologiche, come tutti gli altri, lui gi accumulava voti. Con Lotta Continua c quelli che, dicevano noi che c pi subivano l delle mode: non la barba di Peppe Leso che ne divent l ufficiale o il rigore scientifico di Marcello Merola. I pi vivaci ed intraprendenti erano quel gruppo di studenti ebolitani, raccolti tra il liceo classico e scientifico, ma con presenze anche all che furono prima e poi La storia and avanti tra il 1976 ed i primi anni 80. Il 1968 ad Eboli era arrivato in ritardo: fu il 1974, con la rivolta per quella fabbrica della Fiat tolta ad Eboli e portata in Irpinia. Ma qualcuno, come l Vincenzo Trifone, a Napoli era gi stato un leader delle manifestazioni studentesche. Antonio Vecchio, il manager informatico oggi alla presidenza della mista Multiservizi Enrico Melchionda, docente universitario a Salerno di scienza della politica; Donato Santimone, direttore commerciale della Saba di Bellizzi; Felice Bergamo, professore di fisica ed anche chi scrive queste note. C?era Alfredo Gori. C poi alcune ragazze, Maria Bello, Erminia Vignola e Stefania Capasso. Il gruppo di Sicignano port un tocco di lievit : Stefania aveva gli degli occhi azzurri spettacolari e dalle pendici degli Alburni veniva Maurizio Bisogno, occhialini da intellettuale e modi da poeta. La sezione era in uno dei vicoletti tra piazza della Repubblica ed il centro storico. Vi si svolgevano riunioni su riunioni, si producevano scioperi studenteschi e soprattutto la partecipazione alle lotte contadine di Persano. A costruire il gruppetto, pezzo per pezzo, fu Enrico Melchionda, figlio di un capo comunista locale morto prematuramente, ma di formazione eterodossa pur essendo quello che aveva letto tutto il Marx e Gramsci possibile. Al Pdup di Eboli fummo tutti, su suo imput, troskisti e la sezione l ad un ebolitano, Berniero Manfredi, fuoriuscito antifascista e morto, forse per mano comunista, ad Algeri. Vincenzo Sparano, stalinista doc nel pensiero ma democratico nell che fu anche senatore del Pci, non ci poteva soffrire, ci definiva rossi Nella sezione del Pci, dove oggi c un negozio di telefonini, il quadro di Stalin era ancora irremovibile. Discussioni a parte, nel maggio giugno del 1980 i di Eboli entrarono nella lista comunista per le elezioni comunali ma in un modo inconsueto: agli ultimi due posti della lista (prescindendo dall alfabetico). Qualche mese dopo ci fu il terremoto, ed in quella grande tragedia facemmo il nostro ovvero l politico e sociale. Alle comunali del 1983 invece l pi per l alla diplomazia di Vincenzo Aita, non si trov e il Pdup si present da solo. Enrico Melchionda sfior l a consigliere comunale, lo seguirono Donato Santimone, Antonio Vecchio ed io. I pduppini ebolitani furono i primi ed in casa sua, spietati critici del partito socialista di Conte. Conducemmo, per fare un esempio, una battaglia aperta contro il porto canale alla foce del Sele. Il Pci di allora, su queste come altre cose, era almeno acquiescente. Poi ci presero la vita e le carriere, i chili in pi ed i capelli in meno. Giovanni Bosco, che dopo l d venne ad alfabetizzare i poveri contadini come i ricchi possidenti di Fogna, comune autonomo fino al 1918, e successivamente aggregato alla pi ricca Laurino. Poi la signora Olimpia tira fuori l armeria dei briganti che scorrazzarono qui intorno: il pugnale di Angelo Croce. Eccovi il fucile a canne mozze di Mazzarella. Questa la piccola e maneggevole pistola che la mia bisnonna portava alla cintura. E poi una chiave che nasconde un pugnale?. S, bel un po di West italiano si svolse anche da queste parti, tra gli Alburni, Motola ed il Cervati. Tempi passati e proprio qui erano pi contadini ?aratores? che pastori. Ma qualcosa rimasto. passionali, caldi, molto ospitali. Ci piace lavorare ma anche onorare la buona tavola cos Vincenzo Schiavo, per tutti massiccio operaio forestale alla comunit montana ma con in tasca una laurea in lingua e letteratura inglese conseguita all a Napoli, racconta le caratteristiche pi tipiche dell di Villa Littorio. anche molto attaccati al nostro borgo. Io, per esempio, ho rifiutato tante offerte di lavoro. Ho voluto rimanere qui Ma c invece chi se n andato lontano. Come quel Giuseppe Loffredo, che fino al 1953, fu tra i pi conosciuti divi della radio americana. Speaker, giornalista e scrittore, divent testimonial di uno dei pi famosi saponi di bellezza del tempo: l della Procter Gamble. Aveva una cultura immensa: Socrate al Vermouth come titol un giornale dell O come Luigi Angelo Carlo Schiavo, ingegnere informatico della Nasa, che mise a punto il software che faceva muovere, sulla Luna, il braccio meccanico dello Shuttle. Oggi sua figlia Loys giudice alla Corte Suprema degli Stati Uniti. Un po? di aria ha respirato anche il calciatore della serie A Mario Montorfano. nostro borgo disput la sua gara di addio al calcio raccontano compiaciuti. Peter A. Nese, da Los Angeles, in ricordo della mamma Rosalina, ha fatto restaurare la chiesa di S. Maria di Costantinopoli.

I FAGIOLI DI CONTRONE? SONO ?CRESCIUTI? A VILLA LITTORIO

I fagioli pi conosciuti d crescono rigogliosi a Villa Littorio. C tanta acqua, la terra generosa. E cos sono almeno un centinaio i quintali di legumi che ricompaiono gi a valle, poco oltre le Grotte di Castelcivita, e diventano i ricercati (e costosi) di Controne Pi di un terzo, vicini alla met, sono salubri, fors?anche pi buoni degli ?originali?. Un po? diversa la storia del fusillo che qui preparato e cotto esattamente come nella confinante Felitto. che i nostri vicini c saputo fare di pi e cos noi, che pure abbiamo fusillo e quei fagioli ne abbiamo un ritorno commerciale limitato dice Carmelo Di Nome, assessore alla Comunit Montana del Calore e conduttore delle macchine dell provinciale. nostro problema la viabilit. A Villa le strade si fermavano. Non era un centro di passaggio racconta ancora Di Nome. Grazie al suo impegno quell isolamento destinato a cadere con grandi benefici sull zona. Un tratto di strada porter velocemente a Felitto (oggi in terra battuta) ed un altro (c gi lo sbancamento ed il ponte sul fiume) al Ponte delle Sette Luci, sotto Bellosguardo. Cos tutti i centri dell Calore potranno sia arrivare a Roccadaspide in meno di mezz o collegarsi alla futura Fondovalle Calore (se e quando sar realizzato l?utile tratto oltre le Grotte di Castelcivita e non l?inutile doppione della Tempone Persano Controne). Ci sono i progetti, il finanziamento di oltre mezzo miliardo di vecchie lire della Provincia e della comunit montana Villa Littorio cadr cos l atavico. Per l comprensorio s nuove prospettive parla cos il pur misuratissimo Carmelo Di Nome, principale punto di riferimento politico della borgata.

QUI C L DI PIAGGINE. LA TERRA DEI LONGEVI

Nell mezzo secolo l si portata via tanta gente della terra cos ricca d da chiamarsi e via via poi Fonga e poi Fogna. ngoppa n tredici case e quattordici forna si diceva nei dintorni per irridere alle ridotte dimensioni del borgo (piccolo, quanto un per sole tredici case) cui faceva da contrappunto un gran fervore d (i quattordici forni). L di Piaggine era qui. La frutta, la verdura, i pomodori con le melanzane, erano prodotti nei suoi campi. E poi barattati coi ricchi pastori E si continua. Se gli oliveti dei Pipolo hanno la certificazione biologica rilasciata dall?Aiab (l?associazione italiana per l?agricoltura biologica) anche nel resto dei campi di Villa Littorio di chimica non ce n?. E cos i longevi sono tanti. Giuseppe D ha da poco chiuso a 106 anni la sua esistenza terrena, restano ancora Erlinda Angione, ha 103 anni, mentre Giulia Valletta, il 28 maggio, spegne le sue cento candeline. Segue Giuseppe Schiavo: ha 98 primavere.

QUANDO IL DNA DI VILLA LITTORIO SI SPOSTA IN COSTIERA.

A Cetara, Costiera Amalfitana, c la pi forte flotta tonniera del mondo e la produzione del il prelibato del succo delle alici di Menaica. E a Cetara, si trasferito un nucleo di donne della terragna Villa Littorio che sono state impalmate dai pescatori cetaresi. Dapprima fu il caso poi ne venuta fuori una bella accoppiata monti TRADIZIONI.

E? rimasta quella legata alle nozze. Quando gli amici, a banchetto finito, s a casa degli sposi per una spaghettata e con l?obiettivo di procrastinare il pi possibile la loro intimit. Ma fino ad un decennio fa sopravvivevano un insieme di riti, tra i quali ?il presiente? e l?esposizione del corredo. ?Dal 4 al 15 agosto qui sempre festa. In onore degli emigranti, sono davvero tanti, che racconta di Nome ritornano nella terra d?origine?.

UN FERVORE DI ATTIVIT ECONOMICHE

Dell?oleificio Monacelli i nostri lettori gi hanno appreso delle sue importanti iniziative innovative (Cfr. Rosamaria Morinelli, Il Valcalore, anno V n.1 l nata nel 1899 a Villa Littorio, La coltivazione dei 14 ettari di oliveto rimasta invece tradizionale, con tanto di certificazione biologica dell L per cento della produzione va in Europa, Germania e Inghilterra in particolare, e Usa. Presto si aggiunger il Giappone), vi si affianca il ?Colline Alto Cilento?, con oltre un centinaio di soci ed in procinto d un?attivit d Il giovane Angelo Nese ha da poco avviato ?Le delizie del Parco?, il ristorante pizzeria (specialit capretto e cavatiello) che ha una sala sponsali capace di competere con i pi importanti alberghi di Paestum. E? di Villa Littorio, proprio sulla strada che porta alla borgata, ma dentro il perimetro territoriale di Piaggine. ?Se mi hanno aiutato? No. Lo scriva, per favore. Mi hanno solo messo bastoni tra le ruote?. L?ottima carne locale si trova nelle macellerie di Maria Russo ed Enrico Nese. L?officina meccanica Rosario Angione, mentre Luigi Pipolo vende anche macchine nuove ed usate. Giovanni Gnazzo il falegname, lavora anche nella vicina Campora. Villa Littorio. La squadra di calcio una delle poche strutture aggregative a disposizione dei giovani che amano riunirsi nel nuovo bar che ha aperto Jessica Gnazzo, da gustare sono i deliziosi dolcetti preparati anche con le materie prime locali.

Pi che a Laurino Villa Littorio si sente molto legata a Valle dell?Angelo. con l in questi luoghi di monaci aderenti alla regola di S. Basilio (basiliani), provenienti dalla Siria e dall per sfuggire alla persecuzione iconoclasta. La presenza di due importanti cenobi da questi fondati, quello di Sant di Campora e quello di San Vito di Fogna (Villa Littorio), dimostra la tesi. I monaci erano alle dipendenze della grande badia Basiliana di Santa Maria di Rofrano, che a sua volta era Grancia del celebre monastero di Grottaferrata. Quindi anche i villesi sono un po? Piroti cos come gli abitanti di altri centri del Cilento (San Giovanni a Piro, Perito, Caselle in Pittari). Intorno a questi conventi si raccolsero pastori e gente di luoghi circostanti, che coltivavano viti, ulivi, leguminose.

?Nel dopoguerra, quando ci offrirono di lasciare la denominazione di Villa Littorio per chiamarci ?Villa di Laurino? io guidai l?opposizione popolare?, racconta Olimpia Nicoletti. Ecco, un bisogno di autonomia che affonda in un mai dimenticato passato storico ? religioso.

L?ORSO LASCIA PIAGGINE E SE NE VA A VILLA LITTORIO?

Probabilmente tutto sarebbe passato liscio, come una semplice diceria, se qualche giorno fa ? ha raccontato Vincenzo Rubano su ?La citt? non fosse avvenuta nella notte l di alcune capre presso il piccolo borgo contadino di Villa Littorio, frazione di Laurino, a pochi chilometri da Piaggine. Questo avvenimento, piuttosto insolito, bastato ad alimentare ed avvalorare l della presenza dell in zona. La Forestale smentisce: ad ammazzare le capre, non stato certamente un orso, ma semplicemente dei cani randagi.

Dopo aver espresso in due lettere il vago proposito di scomparire nel marzo del 1938, Ettore Majorana s sul postale Napoli Palermo. Majorana, il fisico pi geniale della generazione di Fermi, con cui ha studiato, scompare. Riservato, solitario, scontroso, il giovane Majorana ha le doti per arrivare a risolvere i problemi connessi con l dell La famiglia pensa anche ad una fuga dettata dalla follia, ma a nulla servono le ricerche dei servizi segreti spronati dallo stesso Mussolini.

Majorana si davvero ucciso? E stato rapito? O forse, di fronte alle prospettive d aperte dalla scoperta dell nell di Hitler e Mussolini, ha preferito Che cosa si nasconde dietro al mistero Majorana?

Nelle cronache dell cinquantennio il Majorana resta una delle pagine pi fitta d e di interrogativi senza risposte. Il dossier approntato dall (la polizia politica fascista) distrutto o irreperibile. Alcuni importanti documenti, lettere, appunti e testimonianze, vennero spediti in Italia dal fratello di Ettore, Luciano Majorana, che viveva negli Stati Uniti, per essere utilizzati per un lavoro biografico ma il plico fu imbarcato sull Andrea Doria, che col a picco il 25 luglio del 1956. Gli ultimi documenti giacciono quindi ormai inutilizzabili in fondo all il Cilento l terra d del grande ed inquieto scienziato ?

Nel 1993 interrogai, un ex pastore novantenne, Andrea Amoresano, da tutti chiamato che dopo 57 anni di silenzio ha rivelato quello stato fino ad oggi da queste parti uno dei segreti meglio custoditi. Amoresano mi disse: lo ricordo bene Majorana. Allora noi non sapevamo il suo nome e nemmeno chi era e perch? scappava. Sembrava un disertore di guerra. Un fuggiasco. Un selvatico. Dormiva nella zona del Cafaro di S. Arcangelo, dove c un vecchio monastero basiliano una delle zone pi impervie della nostra montagna

Alla suggestiva ipotesi che vuole Ettore Majorana, in fuga da tutto e tutti, eclissarsi nel Cilento sostando anche nei boschi di Perdifumo i primi a credervi sono stati gli stessi familiari dello scienziato nucleare. Ad alimentare le speranze dei familiari fu la strana vicenda delle due lettere d dello scienziato, scritte prima di imbarcarsi per Palermo. La prima venne spedita per posta a Carrelli, direttore dell di Fisica dell di Napoli, e la seconda lasciata in albergo per i familiari. La prima lettera piena di espressioni ambigue; Si parla di al posto di morte o fine ed afferma che conserver un buon ricordo dei colleghi e collaboratori anche dopo Leonardo Sciascia la commenter cos: al vertice dell sull immortalit dell ma al tempo stesso sul confine tra la vita e la morte, tra la decisione di morire e quella di continuare a vivere Arrivato a Palermo Majorana spedisce subito un telegramma al prof. Carrelli dove smentisce quanto scritto nella sua lettera e gliene annuncia un Contiene le sue dimissioni dall di professore ed aggiunge: mi prendere per una ragazza ibseniana perch? il caso differente L lettera del 26 marzo. Secondo gli accertamenti della polizia, la sera di quello stesso giorno, alle sette, Majorana s sul per Napoli; e a Napoli sbarc l alle 5,45. Si gett forse in mare?

Che il viaggio fosse stato effettuato fino allo sbarco a Napoli, lo diceva il biglietto di ritorno che era stato consegnato e che si trovava alla direzione della Che nella cabina, corrispondente a quella assegnata dal biglietto ad Ettore Majorana, avesse viaggiato una persona che poteva essere lui, lo diceva il professore Vittorio Strazzeri, che aveva passato la notte nella stessa cabina. Il sindaco di Perdifumo, l Giovanni Farzati, era nel 1938 un giovane studente liceale che stava preparando la maturit. Al ritorno a casa trova, ospiti della sua famiglia, Luciano e Salvatore, i fratelli di Ettore Majorana. : battute in montagna e tenevano sotto pressione i pastori. Questi ultimi apparvero subito molto reticenti. Poi dopo ho saputo che lo scienziato in fuga li pagava per tacere. Un pista vuole ancora lo scienziato nascosto proprio nel convento del centro cilentano, dov priore Salvatore Bergantini, il giovane e colto padre gesuita che
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